La storia di Jairo, morta per la pesca

Questa è l’ennesima storia spaccacuore che sto per raccontarvi. Jairo, Caretta caretta lunga 60 cm per 12 kg di peso, è stata recuperata a Scilla il 14 marzo da un sub che l’ha avvistata in difficoltà e solo grazie a lui e alla tempestiva disponibilità di Ismaele, responsabile provinciale di SeaSheperd Italia, la tartaruga ha raggiunto in brevissimo tempo il nostro Centro di recupero.

Nonostante la lunghissima lenza che fuoriusciva dalla sua cloaca (punto terminale dell’intestino, posta sotto la coda) e l’amo che era già fuori dal suo corpo, la restante lenza in nylon che rimaneva ancora dentro la tartaruga era molta.

Le sue condizioni generali non erano buone, e questo non ci faceva sperare in una possibile autonoma espulsione della lenza. Andava per forza operata! Così abbiamo contattato il Prof. Di Bello che, come sempre, ha dato piena disponibilità a prendere in carico il caso di Jairo presso la SeaTurtleClinic del DMV-Uniba. Durante la chirurgia, ilProf.Di Bello ha dovuto, purtroppo, constatare le disastrose condizioni dell’intestino di Jairo, lacerato irreparabilmente in più punti da un groviglio di lenza che stava lì da chissà quanto tempo.

Non essendoci alcuna speranza per salvarla, a malincuore il Prof. Di Bello ha dovuto optare per l’eutanasia, mettendo così fine alle terribili sofferenze che la tartaruga pativa da mesi. Anche se non è stato possibile salvarla dalla morte le abbiamo evitato ulteriore sofferenza, che nessuno dovrebbe mai provare.

Anche questa volta Jairo poteva salvarsi se ci fosse stata segnalata al momento della cattura. Invece è stata ributtata in mare dal peschereccio e ritrovata mesi dopo, quando era ormai troppo tardi.

Jairo non è un caso isolato. 200.000 tartarughe marine nel solo Mediterraneo in questo momento stanno soffrendo alla stessa maniera, pescate in reti e con ami e lenze.
La sua storia merita di essere condivisa e raccontata a gran voce, perché simbolo della tragedia quotidiana che avviene nei mari di tutto il mondo, nel silenzio assordante delle Istituzioni e delle grandi associazioni che preferiscono parlarvi solo di plastica. Ribadiamo, ancora una volta, che la principale causa di morte delle tartarughe marine (e non solo) non è la plastica ma la pesca. E che il 60% della plastica presente negli oceani è costituita da attrezzi da pesca. Ci teniamo a ricordare anche che non si tratta di pesca illegale, ma di pesca regolare di cui tutti noi, consumatori finali di pesce, siamo i diretti “mandanti”. Non esiste una pesca sostenibile. E’ pura utopia. A tal proposito vi invitiamo a guardare il documentario “Seaspiracy” appena uscito e disponibile su Netflix, che spiega e mostra in maniera molto chiara e semplice quello che avviene nei nostri mari e che nessuna azienda e nessuna pubblicità vi diranno mai.

Guarda il Trailer del documentario SeaSpiracy

Questa tartaruga avevo scelto di battezzarla Jairo proprio in onore a questa collaborazione con Sea Sheperd. Infatti Jairo Mora Sandoval era un volontario ambientalista che è stato barbaramente ucciso nel 2013 su una spiaggia della Costa Rica mentre proteggeva i nidi delle tartarughe marine da chi voleva saccheggiarli per rubarne e venderne le uova nel florido mercato nero (tuttora esistente). A lui Sea Sheperd ha dedicato il progetto JairoMed per la tutela dei nidi di tartaruga marina in Italia.
E proprio come Jairo, questa povera tartaruga è stata condannata a morte da chi avidamente, barbaramente e insaziabilmente saccheggia ogni giorno la natura in nome del dio denaro.

Io e Filippo esprimiamo, ancora una volta, il rammarico per questa situazione tragica che affligge le nostre tartarughe ma in generale tutta la fauna marina.
E’ comunque per noi doveroso ringraziare di cuore tutti coloro che ci hanno sostenuto in questa ennesima avventura, a cominciare dal sub che ha soccorso Jairo, a Ismaele che non ci ha pensato 2 volte a mettersi in macchina per questa emergenza, al il Prof.Di Bello e il suo team per la tempestiva disponibilità e professionalità e infine a tutti voi donatori a distanza che siete il carburante senza il quale questa “macchina della salvezza” non potrebbe mettersi in moto.

Un grazie anche a Dario, Cesare e a tutta Sea Sheperd Italia che condivide con noi questa dura battaglia per salvare i nostri mari e insieme a noi aveva tifato e sperato per le sorti di questa sfortunata creatura.

Ciao dolce Jairo, adesso non soffri più.

Grazie a tutti,
Tania.

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